Fini come Veltroni


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Le tragicomiche analogie tra Gianfranco Fini ed il suo FLi ed il PD di Walter Veltroni non si esauriscono solo nelle comuni citazioni e nella scelta dello stesso luogo per iniziare la loro avventura. Li accomuna anche l’indifferenza per le tragedie nazionali. La Campania della monnezza per Walter, il Veneto alluvionato per Gianfranco. Complice, ieri come oggi, la stessa paura di rimediare qualche fischio…

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Dopo il Lingotto venne l’Umbria. Proprio come Fini. Dopo Mirabello venne la bella Regione del Centro Italia. Roccaforte Rossa, come la Basilicata, visto che tratti di verde oramai ricolorano l’Emilia Romagna, le Marche e perfino la Toscana. Si parte subito con una gaffe, la stessa citazione da “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry. Una citazione ad effetto, inflazionata ma sempre efficace. Dubbio. Non è che Fini ha gli stessi Spin Doctors di Veltroni? Oppure a forza di essere incensati da L’Unità, Repubblica e Rai3 ci si è un pò lasciati andare? E poi l’Umbria, vista come una tipica cartolina italiana, provinciale e rassicurante quanto paesaggisticamente incantevole. Un discorso sul futuro, una speranza per i giovani, la commozione di chi rappresenta il nuovo per la polita italiana. Qualcuno a bassa voce commenta: ma sono due vecchi arnesi in politica da decenni e che non hanno mai lavorato in vita loro campando solo di Partito. Vabbè, ma che c’entra, non disturbate chi sta sognado, non si svegliano i sonnambuli.

Parola d’ordine: dimenticare il presente. Allora Veltroni parlava come un alieno appena sbarcato sulla terra, non come il Leader di un Partito al potere. Sembrava lui all’opposizione ed il cavaliere al Governo. Ma a Palazzo Chigi c’era Prodi. Oggi Gianfranco parla come se in questi ultimi 16 anni fosse stato altrove, come se al Governo ci fossero dei delinquenti che lui non ha mai frequentato in vita sua. Tutti e due immacolati, puri. Appartamenti compresi.

Guai farsi coinvolgere con le tragedie quotidiane. Si rischia qualche contestazione di troppo che potrebbe far passare in secondo piano lo splendido colore delle cravatte che con tanto impegno vengono scelte per noi. Si parla solo se è possibile addossare la colpa della situazione a qualcun’altro. Veltroni due anni fa non menzionò mai la parola monnezza. Non andò mai nella Campania devastata dai rifiuti per colpa del suo Partito. Oggi Gianfranco si guarda bene dal parlare o dal recarsi nel Veneto leghista colpito da una gigantesca alluvione. Meglio parlare di Ruby e di Pompei. Come se Berlusconi, già colpevole di non essere Gay, fosse responsabile anche del crollo di un muro millenario colpito nei secoli da eruzioni, terremoti, alluvioni ed incuria di tutti ed in tutte le epoche. Molto meglio fare finta di niente. E grazie RAI, sempre cosa nostra, che preferisci parlare del Palazzo e non di Vicenza.

Due storie, le stesse speranze,le stesse ipocrisie e molto probabilmente lo stesso destino. Nelle Urne…

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