Fare Mastella: la “mastellizzazione” di Fini

Più che Generazione Italia, Generazione Clemente (non certo nei modi), più che Fare Futuro, Fare Mastella. Premesso che noi non abbiamo nulla di personale contro Clemente Mastella, le analogie tra il mitico masaniello irpino ed il neo movimento di Fini sono fin tropo evidenti. La Crisi aperta dai finiani e la scissione da loro voluta, altro che chiacchiere e vittimismo peloso, mette Gianfranco Fini in una condizione di perenne Campagna Elettorale basata su di un perenne ricatto, visti i numeri alla Camera, nei confronti del Governo. E già qui siamo tornati indietro ai gloriosi anni ’90, o ai gloriosi bei tempi (si fa per dire) dell’Ulivo-Unione di prodiana memoria. Aggiungiamo pure la minaccia di Ribaltone che aleggia  nelle stanze del Palazzo, e gli ingredienti ci sono proprio tutti.

Complimenti, davvero una svolta “Liberale” e davvero la dimostrazione della nascita di una “Destra del Futuro ed Europea” e soprattutto “Perbene”. Come no. L’importante e crederci, o Fare Finta. Ma come se non bastasse le analogie non finiscono qui. Quella più evidente riguarda le possibilità di manovra politica ed elettorale dei nostri di Futuro e Libertà, concentrate quasi esclusivamente nel Centro-Sud, e destinate a posizionarsi sulla stessa scia di quelle del “fu” Udeur, e cioè spauracchio della Lega da agitare in Campagna Elettorale, con l’aggiunta però di un pò di qualunquismo populista e forcaiolo di stampo un pò borbonico…feste, farina e forca…stile Tonino.

Il neo movimento di Gianfranco Fini diverrà un contenitore per tutti quei politici locali e per quei politici di seconda fascia, molto desiderosi di emergere e che basano la loro forza elettorale sulla gestione amministrativa e clientelare della Spesa Pubblica. Così come l’Udeur, e poi in tempi recenti l’IdV, anche il movimento di Fini corre il rischio di essere irresistibile per quei politici, diciamo un pò spregiudicati, che vedono un ottima occasione per sistemarsi e per fare carriera attraverso un facile populismo meridionalista, difendendo e promettendo sempre più spesa pubblica. Ci avevamo messo anni per far capire al Sud che la spesa pubblica incontrollata ha generato solo clientelismo e disservizi, ci sono voluti scandali, tragedie, emergenze per far capire che un nuovo modo di amministrare è possibile anzi, necessario. Adesso arriverà Gianfranco a dire che la colpa è di Tremonti e della Lega Nord, che i tagli sono ingiusti, che ci vogliono più fondi e che saranno loro ad elergirli, diventando i paladini di tutte quelle burocrazie amministrative locali, specie al Sud, che temono tagli e soprattutto Riforme, ed andando così naturalmente ed allearsi, nei fatti, con il Centro Sinistra che questo sistema difende ancora oggi. Per essere ben accetti a Roma e nei Salotti delle Grandi Burocrazie Statali invece basta un pò di sano antiberlusconismo, affossando qualsiasi Riforma auto-incoronandosi “uomini delle Istituzioni”et voilà!, il gioco è fatto!

Dei Fantastici 33 solo nove sono Settentrionali, e le basi operative, le Regioni con più fermento futurista, sembrano essere il Lazio e la Sicilia.  Guarda caso tra le Regioni, bipartisan, più affezionate alla Spesa Pubblica. Dei Fantastici 33 nessuno è un Politico di primo livello ma quasi tutti di seconda fascia e smaniosi di emergere. Basta questo per dare un’idea della situazione: rivendicano posizioni più Liberali, ma per sopravvivere politicamente bloccheranno qualsiasi Riforma e dovranno per forza promettere più Spesa Pubblica. Una contraddizione che pagherà, purtroppo, il Paese ed il Sud, non certo loro…

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One Comment su “Fare Mastella: la “mastellizzazione” di Fini”


  1. […] dei finiani, campioni delle chiacchiere e del tatticismo parlamentare, ma privi di coesione e di un vero programma, tant’è vero che si sono rifugiati in una assolutamente inutile e oggettivamente ridicola […]


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