L’Italia di Monti e Napolitano in Serie B

Pubblicato 14 gennaio 2012 di Giuseppe Del Giudice
Categorie: Italia

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Italia nuovamente declassata dagli strozzini di Standard e Poors. Cambiare Governo per compiacere i Poteri Forti di Bruxelless pronti a spolpare il Paese è stato solo un sobrio suicidio. La Crisi economica è di natura globale e finanziaria e non può essere risolta da una UE in balia di Francia e Germania, i veri responsabili di questo eurodisastro…

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Adesso aspettiamo le serie e sobrie riflessioni de Il Corriere della Sera, e de Il Sole 24 Ore. Aspettiamo con ansia anche le valutazioni di Giorgio Napolitano e Mario Monti e di tutte le forze “responsabili” di questo Paese, dai Sindacati alla Confindustria e soprattutto dell’UDC. L’Italia di Monti e Napolitano scende in Serie B. A poco serve sapere che siamo in buona compagnia. Con una punta di perfidia possiamo essere contenti che Sarkozy abbia perso la Tripla A e forse la rielezione all’Eliseo, ma la nostra risatina finisce qui.

Facciamo un passo indietro. Ci avevano detto che la Crisi dipendeva quasi esclusivamente dal Governo Berlusconi e dalla sua inesistente credibilità all’Estero. La soluzione ai mali di tutta la UE era lì, a portata di mano: le dimissioni del responsabile della catastrofe. Le ironie della Merkel e del suo portaborse francese, gli attacchi della grande stampa americana ed inglese, le manifestazioni di odio da parte dei soliti antiberlusconiani in servizio permanente ed effettivo, fino ad arrivare al colpo di mano di Napolitano. Si apre così la stagione della sobrietà, comicamente rappresentata alla Prima alla Scala di Milano con Monti e Napolitano nobiluomini austro-ungarici, sul palco reale.

Adesso l’Italia viene retrocessa in serie B, a Finanziaria approvata, quindi senza più scuse. Anzi, le scuse, quelle vere, dovrebbero farle in tanti a tutti quegli italiani a cui è stato scippato il risultato elettorale e la possibilità di andare alle Urne. Dovrebbero oggi parlare quelli che fino ad ieri parlavano di Spread e di Agenzie di Rating come del Verbo, e che oggi cercano di minimizzare. Dovrebbero avere il coraggio di spiegare perchè questa UE a cui abbiamo venduto l’anima non riesce a trovare delle soluzioni credibili per uscire fuori dal tunnel. Dovrebbero spiegarci, i grandi economisti e giornalisti, perchè avere un Berlusconi o Monti, un Rajoy o un Sarkozy non cambia il risultato di questo attacco speculativo ai Paesi europei.

Noi la nostra idea la esponiamo da tempo e crediamo di essere abbastanza sicuri della nostra analisi. Il vecchio Continente continua a scambiare la malattia (la UE e l’€uro) per la cura. Ogni Paese, di fatto, ragiona ancora in termini di interesse nazionale e non europeo. Un €uro senza capo nè coda, figlio dei tecnocrati di Bruxelless come Monti, Prodi, Ciampi per citare quelli italiani, non riesce a tenere testa non solo al Dollaro, ma oramai nemmeno alle valute asiatiche, ed oramai è solo un Marco allargato. Un Paese che per troppi anni ha scambiato l’antiberlusconismo per la panacea di ogni male si risveglia sobriamente e seriamente in Serie B. Dalle parti del Quirinale e di Palazzo Chigi si dovrebbero trarre conclusioni coerenti con quello che si è professato in questi ultimi drammatici mesi e rassegnare le dimissioni, lasciando che sia la gente a decidere a chi affidare le onoranze funebri del Paese e dell’intero Continente…

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I Conti Pubblici erano a posto già a Settembre, il Corriere ed il Sole 24 Ore censurano la notizia…

Pubblicato 12 gennaio 2012 di Giuseppe Del Giudice
Categorie: Italia

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Secondo i dati Istat i Conti Pubblici italiani erano già in netto miglioramento a Settembre con il deficit sceso ben oltre il 3% grazie alle Manovre del Governo Berlusconi. Ma questa notizia viene semplicemente cancellata dalle edizioni on-line del Corriere e del Sole24ore, troppo impegnati a magnificare, seriamente e sobriamente, le teutoniche imprese di Monti e Napolitano…

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L‘Istat certifica una cosa: cacciare Berlusconi per mettere Monti è stata una operazione politica e di Palazzo per compiacere qualche potere forte straniero. L’economia e lo spread non c’entrano nulla. Perchè? E’ presto detto.

 ”…il deficit pubblico del 2011 viaggia sulla strada giusta: nel terzo trimestre è sceso ben sotto il limite del 3 per cento, raggiungendo il 2,7 per cento rispetto al Pil. L’avanzo primario, al netto degli interessi corrisposti sul debito pubblico, è salito a oltre 6 miliardi e mezzo di euro, con un miglioramento di oltre 2 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2010…”

Insomma eravamo già sulla strada giusta ed i dati economici certificati dall’Istat parlano chiaramente di una situazione in miglioramento grazie alle manovre (anch’esse lacrime e sangue) fatte dal Governo Berlusconi. A questo punto “fare presto” era solo una scusa per eliminare un Premier inviso alla grande finanza europea e non certo l’estremo tentativo di salvare il Paese.

“A confermare che, forse, tutta questa grande operazione bipartisan dei tecnici piovuti dal cielo per salvare l’Italia facendoci stringere un altro po’ la cinghia non era poi così indispensabile ci ha pensato ieri l’Istat, diffondendo i dati sull’andamento della finanza pubblica a settembre…”

Ed ecco che arriva anche la parte più divertente: come viene data questa notizia dalla informazione della nuova italia deberlusconizzata? Semplice, o si fa finta che è tutto merito di Monti o più semplicemente si evita direttamente di pubblicarla. Ne sanno qualcosa al Corriere della Sera ed al Sole 24 Ore, che, almeno fin’ora, sulla loro pagina web evitano accuratamente di pubblicare questa notizia imbarazzante per Monti e Napolitano e per loro. Com’è che aveva detto qualche giorno fa l’ex premier? Il Tempo è galantuomo. E saprà presto prendersi anche qualche piccola rivincita…

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No, “Er Pelliccia” Uomo dell’Anno no…

Pubblicato 15 dicembre 2011 di Giuseppe Del Giudice
Categorie: Mondo

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Patetica (e provinciale) banalità firmata Times. Quest’anno la copertina della prestigiosa testata americana incorona come Uomo dell’Anno il giovane “rivoluzionario” mettendo nello stesso pentolone la Primavera Araba ed i Black Bloc, gli Indignados ed i disoccupati di Atene…

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Lo confessiamo: non abbiamo letto l’articolo del Times che incorona “The Protester” come Uomo dell’Anno del 2011, quindi ci fidiamo di quello letto su altri autorevoli quotidiani. Scrive il Times…

 «Un anno dopo che un venditore di frutta tunisino si è dato fuoco, il dissenso si è diffuso in tutto il Medio Oriente, in Europa e Stati Uniti, rimodellando la politica mondiale e ridefinendo il potere dei popoli»

Mai sentite tante stupidaggini in una sola frase. Si mettono sullo stesso piano avvenimenti che non c’entrano nulla l’uno con l’altro e si danno dei giudizi superficiali su proteste avvenute in Europa e negli Stati Uniti che sono tutto tranne che  originali. Anzi.

Cominciamo con la cosidetta Primavera Araba. Orbene, alcuni Dittatori sono stati deposti con la forza. A qualche Mese da quegli avvenimenti si comincia a capire che di tutto si è trattato tranne che di una rivoluzione “via twitter” e cresciuta “su facebook”. Come se bastasse un “condividi” per rovesciare un regime. I risultati sono oggi sotto gli occhi di tutti: i Fratelli Musulmani avanzano, la sharia viene di fatto applicata quasi ovunque e quei Dittatori che una parte dell’ Occidente non aveva interesse a rimuovere rimangono dove sono, come tutta la vecchia classe dirigente dei passati regimi. C’è poco da festeggiare e c’è davvero poco da spacciare per rivoluzione dei “giovani arabi” una oscura guerra di potere di cui capiremo gli effetti tra qualche anno.

Poi si accenna agli Indignados, agli Occupy Wall Street, ai manifestanti di Roma e di Atene. Ma stiamo scerzando? Noi siamo stati fra i primi a dire senza esitazioni e senza ipocrisie come la pensiamo su questi comici movimenti di bamboccioni che aspirano al posto pubblico mentre inneggiano senza vergogna al povero Steve Jobbs. Un movimento confuso che ripete, senza capirli, slogan del sessantotto mischiandoli ad un pò di sano terzomondismo pseudo-ambientalista. Il nostro giudizio è addirittura peggiorato per quel che riguarda i “contestatori” italiani, inspiegabilmente in silenzio da un mese a questa parte.  La versione italiana degli Indignados si è distinta infatti, anche per la impressionante dose di politicizzazione che impregnava ipocritamente la loro protesta. Le solite bandiere rosse, i soliti Che Guevara, i soliti slogan giustizialisti ed antiberlusconiani ed i soliti sanpietrini contro la Polizia: cosa ci vedrà di nuovo il Times in tutto ciò è davvero un mistero.

Ma il Times ha parlato, l’Uomo dell’Anno è Er Pelliccia. Cari amici questa è l’Italia che piace all’estero, questo il Paese che ritrova la sua autorevolezza e considerazione oltremanica ed oltreoceano. Bastava un estintore lanciato, a questo punto seriamente e sobriamente, contro le forze dell’ordine…

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Eurodisastro

Pubblicato 9 dicembre 2011 di Giuseppe Del Giudice
Categorie: Mondo

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L’Europa non può morire semplicemente perchè non è mai nata. La verità è che ai cittadini del Vecchio Continente sfugge il motivo per cui sono costretti a fare così gravosi sacrifici. Si continua a dare la priorità all’Economia e non alla Politica, fingendo di non sapere che questa UE senza un anima comune è destinata giustamente a soccombere…

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In Italia il Professor Monti ha chiamato questa ennesima Manovra lacrime e sangue con l’epico nome di “Salva Italia”. Falso. Questa è l’ennesima stangata ”Salva-Euro”. Ecco, se intanto si usasse meno ipocrisia saremmo già un passo avanti. 1996, l’allora Governo Prodì varò una Manovra tutta tasse e sacrifici “per entrare in Europa”. Oggi, nel 2011 il Governo Monti vara una maxi-stangata “per restare in Europa”. E menomale che sono Professori. Si lega cioè il concetto di Europa alle tasse, ai sacrifici. Politicamente è un disastro di immagine. Il Italia l’Europa è percepita così…

Un Parlamento assolutamente inutile dove si rottamano leaders nazionali oramai caduti in disgrazia, in una sorta di pensionamento dorato, zeppo di privilegi e sprechi che però nessuno denuncia. E su questo sono molto informati sia Prodi che Monti. Una serie di Direttive che vanno solo a complicare le già bizantine procedure amministrative e burocratiche nazionali, spesso con risultati ai limiti del ridicolo. Una serie di fondi gettati a pioggia che hanno solo fatto aumentare il livello già alto di clientelismo. Dulcis in fundo una Moneta Unica, presentata come una specie di divinità, che ha dimezzato il potere di acquisto delle famiglie. Insomma una Unione tutta Economica e Burocratica, senza Politica e senza rispetto per la Storia e la Cultura del Vecchio Continente.

In realtà, più si diffondeva la propaganda per l’Europa Unita e più ritornava l’orgoglio nazionale. Più si pontificava sull’europeismo, sull‘Europa come religione del Dio €uro, più i popoli chiedevano autonomia,  nazionale e locale. Era questa la spia che avrebbe dovuto far ragionare gli euroburocrati, i quali invece, tronfi della loro presunzione, appunto, da tecnici, hanno continuato a credere che il faro della UE dovesse essere l’Economia. Orbene, alla prima, vera crisi economica la UE si è squagliata nel nazionalismo, nelle ripicche tra Stati, nei reciproci veti. Sempre agli ordini dei poteri economici, mai ascoltando i popoli.

Adesso è finita. Ai popoli europei sfugge il motivo di tanti sacrifici ed i vari sopravvalutati leaders europei non riescono più a convincere nessuno, nemmeno se stessi. Allora non risultano nemmeno più tanto campate in aria le proteste del popolo greco che vuole alla fine solo scegliere come sprofondare nella povertà: da soli o sotto la direzione della Commissione Europea e delle banche tedesche e francesi? Il risultato, dicono, sarebbe lo stesso. Cominciamo a crederlo anche noi.

L’ennesimo vertice degli eurobuffoni non risolve nessuna situazione ed anzi continua a perseverare nell’errore. La UE oramai è sotto il controllo dei poteri economici, non fa più Politica e non è più capace di parlare la lingua dei vari popoli. Lasciamola fallire…

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I Tagli alla Casta? Già spariti…

Pubblicato 8 dicembre 2011 di Giuseppe Del Giudice
Categorie: Italia

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Spariscono i Tagli alle Province giusto in tempo per la Prima alla Scala. Resta la stangata per tutti. Altro che sobrietà e serietà. E’ la solita presa per i fondelli. Perchè stavolta nessuno protesta?

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Finalmente, grazie al Governo del Presidente, ci saranno dei veri Tagli alla Casta. Le odiate Province, regno del fannullismo e del clientelismo, riceveranno un memorabile ridimensionamento in attesa della loro definitiva abolizione. Era ora. Ci voleva Napolitano per fare quello che questo Parlamento di corrotti non aveva mai osato fare. Certo, i sacrifici sono pesanti, ma finalmente, grazie al Governo dei professori, anche la Casta sarà ridimensionata. Una bella storia. Peccato che sia tutta una bufala

“Nell’idea di Monti i consigli e le giunte sarebbero dovute decadere entro il 30 aprile prossimo: nella prima versione della manovra c’era una data precisa che fissava la decadenza degli attuali consigli e le giunte con la ricostituzione di nuovi consigli non più eletti ma nominati dai consigli comunali della provincia.  Dopo l’intervento del Quirinale invece la norma affida a una futura legge ordinaria, ancora tutta da scrivere, le modalità di decadenza delle attuali giunte e consigli”

Il Custode della Costituzione sicuramente avrà fatto valere le ragioni della sacra Carta anche stavolta. Peccato che la stessa Carta, a volte, ritorna nel cassetto della Sua scrivania, quando non conviene alla sua parte politica o all’Europa. Ma va bene così. Valeria Marini, tra gli invitati alla Prima della Scala, parlava del nuovo clima di sobrietà che si respira nel Paese. Sarà, ma a noi la scollatura del suo bruttissimo abito sembrava la stessa di sempre…

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Un Paese normalizzato

Pubblicato 8 dicembre 2011 di Giuseppe Del Giudice
Categorie: Italia

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Contestare il Premier non fa più notizia. Non condividere le scelte di un qualunque Ministro diventa disfattismo. L’Italia di Monti e Napolitano è un Paese normalizzato in nome della UE.  Ieri le proteste erano sintomo di malessere sociale, oggi solo l’opinione di quattro gatti che non meritano più le prime pagine. E per risolvere il Conflitto di Interessi basta la parola…

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Italia. Ieri. Il Premier partecipa ad una manifestazione del suo Partito con centinaia di sostenitori. 10, al massimo 15 persone lo insultano e lo contestano. Titolo di quasi tutti i giornali del giorno dopo: “Crisi economica, Premier contestato”. Interviste, servizi fotografici, collegamenti del TG3, gli eroici rappresentati della gente invitati da Santoro.

Italia. Oggi. Il Premier partecipa ad una importante manifestazione pubblica. 10, al massimo 15 persone lo insultano e lo contestano. Qualcuno tira qualcosa. Titolo di quasi tutti i giornali del giorno dopo: “Il premier alla Scala con Napolitano. La gente grida Viva il Presidente!”. Interviste sul Don Giovanni, servizi fotografici sulla sobria serata culturale, collegamenti del TG3, si discute del look spartano dei sottosegretari.

Un Paese normalizzato. Un Paese che improvvisamente la smette di mostrare in diretta ed in mondovisione le manie suicide di alcune grette minoranze, come le stronzate di qualche “pentito”. Un Paese che in nome dell’Euro ha deciso che un Premier, per quanto non eletto, merita rispetto non solo da parte della gente, ma soprattutto da parte della cosiddetta libera informazione. Rispetto e verità. Da oggi vengono prima i fatti e poi i pettegolezzi.

Italia. ieri. Il Conflitto di Interessi. Una parola magica che per almeno 17 anni ha scaldato di rabbia i cuori di una buona parte del Paese. Una vergogna nazionale da denunciare sempre e comunque. Il tratto distintivo dell’italica diversità, in peggio, rispetto agli altri paesi europei.

Italia. Oggi. Il Conflitto di Interessi. Una casualità se a governare è chiamato qualcuno, seppur non eletto, che alle sue spalle ha già una storia professionale lunga e piena di successi. Segno piuttosto di fattiva operosità e di esperienza da mettere al servizio del Paese. Risolta, senza tanti drammi, dal giuramento pronunciato davanti al nostro Presidente della Repubblica.

Da anni ci spiegano che l’Italia non è un Paese normale. per colpa del Cavaliere e per colpa nostra che lo abbiamo sostenuto. Oggi la situazione è finalmente cambiata. In Peggio. Viviamo da un mese in un Paese normalizzato. Dove fanno notizia il pianto del Ministro, la battuta salace del Premier, gli elogi ottocenteschi a Napolitano. Un Presidente che, tra l’altro, ha risolto anche il Conflitto di Interessi. Basta la parola. Come in uno spot. A patto che a recitare non sia il Cavaliere…

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Perle dalla Torre

Pubblicato 7 dicembre 2011 di Giuseppe Del Giudice
Categorie: Perle dalla Torre

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“Partire per il Ponte? Ma noi al massimo possiamo buttarci giù da un ponte!”

Cristiana Gargaro

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Stangata sul ceto medio: UdC e FLI raggianti…

Pubblicato 7 dicembre 2011 di Giuseppe Del Giudice
Categorie: Italia

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Per Bertone “i sacrifici fanno parte della vita” mentre per Casini bisogna appoggiare Monti senza se e senza ma. FLI si accoda accontentandosi di vedere di nuovo Bocchino invitato in tivvù. Se questo è il futuro schieramento di riferimento dei moderati italiani, il PdL può stare tranquillo. A patto di non svendersi al Governo Monti-Merkel-Napolitano ed alla UE…

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Iniziano i sacrifici ed iniziano i mal di pancia. Il Governo Monti, nominato da Napolitano e dalla Merkel, comincia ad avere qualche difficoltà nel Paese e all’interno dei due maggiori Partiti che lo sostengono. La solennità istituzionale con cui il Presidente della Repubblica ha compiuto questa operazione politica non può nascondere la mancanza di legittimità democratica di cui questo Esecutivo soffre. Se poi il Governo tecnico partorisce non una genialata da professori universitari, ma una stangata da ragionieri, coprendo i buchi di bilancio non con tagli ma con nuove tasse per tutti, la luna di miele con il Paese, nonostante la propaganda, non può durare.

Proprio qui sta il problema. Le due parole d’ordine di Monti e Napolitano sono state fin dall’inizio sacrifici ed equità. Orbene, i sacrifici ci sono, l’equità proprio no. All’indomani della nascita del nuovo Esecutivo una raggiante Rosy Bindi ed un commosso Enrico Letta trionfalmente annunciavano l’avvento di una nuova era, una Età dell’Oro dove finalmente avrebbero pagato i furbi e non i lavoratori. Un Casini sorridente proclamava che finalmente le famiglie ed il ceto medio produttivo avrebbero avuto l’attenzione fin’ora loro negata. Non è successo nulla di tutto questo, anzi…

La nuova ICI, ribattezzata per l’occasione IMU, colpisce indiscriminatamente tutti, mentre restano gli antichi privilegi di Chiesa Cattolica e Sindacati. In più, come ciliegina sulla torta, il Governo Monti-Merkel-Napolitano grazia le Banche: per loro l’aumento delle rendite catastali sarà solo del 20% e non del 60%. Una porcata incredibile. Sacrifici ed equità, stavamo dicendo. Come l’aumento, immediato, del costo della benzina. Giusto in tempo per il ponte dell’Immacolata! Ogni Economista approverà la magata bocconiana che da un forte impulso all’economia ed al turismo in un momento di crisi!

In realtà il ceto medio italiano, come al solito, è chiamato a pagare una stangata salva-UE, salva-banche e che non introduce nessuna riforma, nessun taglio strutturale e nessuna novità sostanziale in nessun settore dell’economia. Solo tasse. Non ci volevano professori bocconiani perdipiù nominati e non eletti per fare una manovra come questa. Il triofalismo del Terzo Polo, il più grande sostenitore di questa svolta politica si è già spento: quel ceto medio che loro pretendono di rappresentare è sgomento di fronte alla solita manovra tutta tasse del Governo ed all’appoggio senza se e senza ma, per meri fini di tattica politica, che l’UdC e FLI hanno deciso di accordare al Professore.

Il PDL, se riesce ad amministrare bene le sue carte può adesso giocare una partita importante per mantenersi stretto il suo elettorato che già rimpiange il Governo del Cavaliere. A patto di non arrendersi al Governo Monti-Merkel-Napolitano, chiedendo sostanziali modifiche alla Manovra specie sull’ ICI, e ribellandosi ai diktat della UE che pretende di entrare a gamba tesa nella società italiana imponendo i suoi modelli pensionistici, la sua economia e perfino i suoi menù perdipiù indigeribili. Le difficoltà del Terzo Polo già emergono al Congresso del PPE. Saprà il PDL approfittarne capendo che gli elettori italiani del ceto medio vogliono un pò più  Italia ed un pò meno Europa?

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